Ecologie dell’abbandono: archeoentomologia nel Mediterraneo

I resti di insetti conservati nel record archeologico possono essere utilizzati per ricostruire le condizioni ambientali, climatiche e culturali del passato. Tuttavia, il loro studio in archeologia è ancora scarsamente sviluppato nei contesti mediterranei.
Il progetto intende indagare le fasi di abbandono in diversi contesti archeologici mediterranei attraverso la lente dell’archeoentomologia. L’abbandono è interpretato e studiato in quanto processo dinamico che coinvolge sia attori umani che non umani. In questa prospettiva, lo sguardo offerto dall’archeoentomologia si rivela particolarmente efficace, poiché gli insetti, rispondendo rapidamente alle variazioni ambientali, rendono visibili in tempi brevi i cambiamenti che avvengono nell’ecosistema a seguito della fine dell’occupazione umana.

L’obiettivo del progetto è chiarire le dinamiche di abbandono nei vari siti e far emergere le dinamiche multispecie che seguono la fine dell’occupazione umana. Allo stesso tempo, la ricerca mira ad ampliare il raggio d’azione dell’archeoentomologia e a contribuire alla comprensione dei processi tafonomici e delle condizioni di conservazione proprie dell’area mediterranea.

Il progetto si propone di analizzare, attraverso la lettura della traccia entomologica, tre casi studio relativi a cronologie diverse e rilevanti per il loro rapporto con il fenomeno dell’abbandono: i versanti versiliesi delle Alpi Apuane, nella Toscana nordoccidentale; i monti Lucretili, nel Lazio centrale; la Regio II del Parco Archeologico di Pompei. Per ciascun sito si prevede di ricostruire le variazioni nella composizione delle comunità di insetti attraverso il tempo, con particolare attenzione alle fasi successive all’abbandono umano; il confronto tra insetti fossili e entomofauna attuale consentirà di cogliere continuità e discontinuità ecologiche nei paesaggi post-abbandono.
La metodologia prevede una prima fase di selezione delle aree di studio dove verranno effettuati i campionamenti di sedimento. I campioni raccolti saranno processati per l’estrazione di resti fossili di insetti secondo protocolli standard: flottazione in acqua con setaccio da 300 µm e osservazione della frazione organica al microscopio binoculare a basso ingrandimento per l’isolamento dei resti entomologici. L’identificazione sarà effettuata tramite confronto dei reperti fossili con campioni di riferimento moderni. Allo studio dei fossili di insetti sarà accompagnato il monitoraggio dell’entomofauna attualmente presente in ciascun sito.
Progetto a cura di:
Matilde Stelli
matilde.stelli@phd.unipi.it